Rassegna stampa

L'Arena

Lavoro, donne e mamme piĆ¹ penalizzate

mercoledì 25 gennaio 2012

VILLAFRANCA. Bilancio grigio di Informadonna sui primi 10 mesi del 2011. La responsabile Busti: «È fondamentale il titolo di studio, la preparazione fa la differenza»
Straniere con bassa scolarizzazione, italiane tra i 30 e i 33 anni e over 45 al rientro dalla maternità: per loro il «posto» è un miraggio

Straniere a bassa scolarizzazione e senza patente e donne italiane tra i 30 e i 33 anni sono le categorie femminili che più faticano a entrare nel mondo del lavoro. A queste si aggiungono le donne over 45 che, per accudire i figli, hanno lasciato la propria occupazione e ora non riescono a rientrare o quelle che hanno pagato con il licenziamento i ridimensionamenti aziendali spinti dalla crisi.
È lo spaccato del mondo lavorativo femminile del Villafranchese tracciato da Laura Busti, responsabile dello sportello Informadonna lavoro, promosso dal Comune e dall´Associazione imprenditori villafranchesi. I primi dieci mesi del 2011, attraverso le 122 storie raccolte dallo sportello, raccontano una maggiore difficoltà per le donne inoccupate o disoccupate ad affrontare la crisi e a reperire un lavoro, tra penalizzazioni di genere e questioni d´età. Le aziende preferiscono ragazze giovani o categorie protette e raramente offrono un contratto a tempo indeterminato. Impongono anche alcuni paletti: dallo sportello sono passate giovani che poi hanno trovato lavoro ma quasi esclusivamente come impiegate amministrative, in possesso di un diploma tecnico. Si tratta di donne sotto i 29 anni, alle quali l´azienda offre un contratto di apprendistato, o a tempo determinato se non a progetto. Mai a tempo indeterminato.
«Sfatiamo il mito che studiare non serva», spiega Busti, «le aziende che cercano collaboratrici vogliono titolo di studio e competenze trasversali. Si richiede capacità di relazionarsi e di lavorare in gruppo. Persistono, però, le differenze di genere». Un fenomeno che rispecchia l´andamento nazionale e provinciale: il tasso di disoccupazione femminile a Verona è più alto di quello maschile, 5,5% l´uno e 4,1% l´altro (dati Istat 2010), nonostante il tasso di scolarizzazione delle donne sia più alto di quello degli uomini. Non si deve, infine, pensare che la disoccupazione sia un fenomeno peculiare delle immigrate. Lo scorso anno, sul totale, quelle che si sono presentate allo sportello erano soltanto 30 provenienti soprattutto dall´Est, con un livello di scolarizzazione medio alto. Per loro, il problema principale risiede nel fatto che il titolo di studio spesso non è riconosciuto. Le 92 italiane, invece, sono perlopiù dotate di qualifica o diploma, tra i 36 e i 40 anni. Quasi la metà è nubile, altrettante sono coniugate con uno o più figli.
Rispetto agli anni precedenti si registra un nuovo picco: chiedono aiuto allo sportello le giovani tra i 19 e i 20 anni. Maria Vittoria Adami